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“L’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori” dice Oscar Wilde, e io di errori ne ho fatti davvero tanti negli ultimi mesi.

Ho ricevuto conferma positiva per uno stage a Roma e, con un entusiasmo che non provavo da chissà quanto tempo, ho accettato 🙂 ! L’errore – o chiamiamola se vogliamo esperienza! – di aver rifiutato qualche mese fa ben due proposte di questo tipo subendone tutte le conseguenze di sorta, mi ha insegnato che l’unica artefice del mio destino sono solo ed esclusivamente io e che per realizzare i propri sogni non è importante solo porsi un obiettivo ma anche avere le palle e la volontà di fare il percorso giusto.

La gavetta, in sostanza, non me la toglie nessuno 😉 ! Certo, sappiamo tutti quanto il mondo degli stage non sia questo gran splendore, sia per ciò che riguarda la retribuzione che i ritmi di lavoro, ma pretendere di uscire dall’università e trovare il lavoro dei tuoi sogni, con la retribuzione dei tuoi sogni, nella città dei tuoi sogni, con la crisi imperante è davvero… molto, molto poco realistico.

Sono pienamente consapevole che ciò che mi aspetta non sarà il paradiso, ma considerando come io abbia trascorso gli ultimi sei mesi praticamente all’inferno, non mi lamento, anzi: il lavoro che andrò a fare – seppur sotto contratto stage – è pienamente in linea con le mie aspirazioni professionali e ci hanno assicurato come la formazione e le attività che eseguiremo saranno reali e non di facciata (in sostanza, non farò fotocopie, o almeno questo è quanto ci è stato detto, vedremo).

Dire che sono entusiasta è poco: finalmente trascorrerò le giornate a far qualcosa che mi piace e, almeno all’inizio, non mi peserà il fatto di dover prendere due autobus e farmi praticamente l’intera metro A ogni giorno andata e ritorno per due volte al giorno (sempre meglio di otto, dodici ore nei treni di notte, non credete? 😉 ). Nel caso.. posso sempre cambiare abitazione.

In realtà, avevo già deciso di ritornare stabile a Roma, in quanto da Dicembre fino a Febbraio seguirò nel fine settimana uno short Master in SEO e Web Analysis e, difatti, da una settimana a questa parte mi sono mossa per far qualche colloquio nella capitale con lo scopo di rendermi attiva oltre che nella ripresa dello studio anche nell’attività lavorativa che mi piace: da come si sono messe le cose, quindi, direi che tale decisione ha dato frutti insperati. Ogni tanto, la ruota gira, và ;).

Dulcis in fundo, dato che ho deciso di riprendere in mano la mia vita, di non sacrificare più i miei sogni e di investire nelle mie passioni – concretamente e non solo blaterando 😉 -, ho ricominciato anche a ballare ed allenarmi seriamente e, pur lavorando/studiando intensamente dalla prossima settimana tutti  giorni, il tempo per coltivare la mia passione rinnegata da ben sei mesi lo troverò, eccome se lo troverò e nessuno me lo potrà negare!

Un giorno, una persona a me cara mi ha detto:

“Soprattutto se vuoi lavorare in pubblicità non puoi e non devi rinunciare alle tue passioni: come puoi pretendere di vendere sogni alla gente se tu sei la prima a mancare di passione, rinnegando te stessa, i tuoi stessi sogni e il tuo piacere? Per far sorridere il mondo devi imparare a far sorridere prima di tutto te stessa, sempre e comunque. Se cadi, perché sei pur sempre un essere umano, trova il modo, la forza e la voglia di rialzarti. Se non vedi nessuna delle tre davanti a te, fai quello che ti riesce meglio fare da sempre, nella vita, nel lavoro: immaginarle. Lo sai bene cosa succederà, perché lo hai sperimentato: tra l‘immaginato e il reale, il confine è sottile. Fortunatamente è così. Fortunatamente per chi lavora in pubblicità. Ma anche e soprattutto fortunatamente per tutti noi esseri umani

Chiudo a tema con una semplice ma bellissima pubblicità di qualche anno fa, per ricordare a me stessa di farmi due risate in più ogni tanto, perché non guastano mai e, soprattutto, per non dimenticare che

“We all have to be seriously strong!”

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Mi manca Roma ma vado a Torino

Pubblicato: 21 agosto 2013 in nonsense, vita
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Ieri sono andata a salutare mia cugina: parte per l’Arabia Saudita per iniziare una nuova fantastica avventura, di studio e di vita. Mi mancherà.

Nonostante negli ultimi anni non ci siamo frequentate molto per via della lontananza, negli ultimi tempi ci siamo riavvicinate molto e le chiacchiere con lei sono diventate preziosi momenti di vita e riflessione. Certo, esiste skype, ma converrete con me come non sia la stessa cosa. Tuttavia, dati i tempi, riconosco come la sua sia la scelta ideale.

Nel frattempo, l’estate sta finendo ed è inevitabile iniziare a pensare concretamente al proprio – chiamiamolo – futuro.

L’estate 2013 è stata per la sottoscritta molto strana; più che un periodo in cui staccare la spina e divertirsi con leggerezza senza pensare a nulla, ha rappresentato l’esatto opposto, una seduta di riflessione, analisipsicanalisi continua, autonoma e sociale.

Sono quei periodi di vita che io definisco “transfer“: a 27 anni questo è il terzo che affronto. Gli altri, nonostante le iniziali difficoltà, si sono rivelati in seguito molto produttivi, in quanto mi hanno dato la forza di credere in me stessa e fare scelte coraggiose, dove per coraggio, però, non intendo la mancanza di paura, ma le palle di fare nonostante la paura.

Dalla rottura del mio piede in poi sono successe tante altre cose, alcune belle, altre più che brutte. Ma la frase top della stagione che mi è stata rivolta spesso e che io stessa ho ripetuto più e più volte è stata “Vattene via. Vai via lontano da qui il prima possibile. Ricomincia la tua vita, la stessa che hai abbandonato lasciando Roma e dimenticando te stessa”.

Dunque, io parto. Per il momento non lascio l’Italia: vado a Torino e da lì cercherò nei dintorni (Milano in primis) un lavoro, seppur precario, un minimo attinente al mio titolo di studio: sì, ci voglio provare, ci devo provare, almeno finché non mi “scade” la laurea. Dopotutto, questa benedetta/maledetta esperienza la devo fare e, data la tipologia della mia laurea strettamente attinente al mondo della cultura e dell’informazione italiana, devo almeno tentare di concretizzare qualcosa nel e per il mio paese. Nel caso in cui dovessi fallire, allora, valuterò se rassegnarmi ad un lavoro qualsiasi lì o espatriare fuori dai confini nazionali.

Ma qualunque impiego finirò per avere e ovunque andrò a farlo, non rinuncerò mai alle mie passioni, anche gratis, anche come hobby personale, perché è la passione che ti fa vivere e perché se è vero che bisogna entrare a compromessi nella vita, sacrificare non significa annullare completamente, altrimenti poi succede che non ricordi più chi sei e cosa ti piace davvero.

I soldi servono per vivere e aiutano a coltivare le tue passioni, ma può succedere che, per la troppa importanza data ai soldi, si perda il gusto di fare tutto ciò che ti è sempre piaciuto. Da lì a sentirti morta nonostante i soldi il passo è davvero breve. Non è un modo di dire, ora lo capisco. A me è successo in questi ultimi mesi: mi sono ritrovata a guadagnare un po’ più di prima ma a non aver più il piacere di fare le cose che mi appassionano in assoluto da sempre: la danza e il nuoto. Che serve lavorare duramente se sono sempre triste, non mi va di uscire, non ho più il piacere di danzare?

Ecco cosa mi ha insegnato questa estate 2013: l’errore più grande che un essere umano può fare è quello di rinnegare se stesso, le proprie passioni e desideri, soprattutto senza neanche aver tentato di realizzarli. Non ci si annulla per niente e per nessuno.

Perché non cerco a distanza? Perché ci ho provato e in realtà lo sto ancora facendo, ma non si sta bene senza la propria indipendenza e  soprattutto perché non è vero che è possibile fare tutto tramite internet: per certe cose è sempre meglio stare sul posto. Torino è la scelta al momento definitiva per due ragioni, la sua posizione e il costo della vita: gli affitti non sono quelli di Roma e di Milano; la distanza con la “capitale della moda” è di solo un’ora di treno; è una città a tutti gli effetti ma non è il caos della capitale. Un caos che, lo ammetto, mi manca tantissimo, ma in cui non posso- ahimè – al momento ritornare. Roma, lavorativamente parlando, è tra le città maggiormente sature e in crisi. Tanto amore per lei ma dopo quattro mesi sarei costretta a riabbandonarla causa il “nulla di fatto”.

Roma ti entra nell’anima se ci vivi per anni e vi posso assicurare che è davvero difficile seppellirne immagini, atmosfere, sensazioni, emozioni.

I ricordi sono sempre lì a bussare nella tua mente e nel tuo cuore, ma la realtà ti costringe a offuscarli. Almeno per adesso.

Io, mi rendo conto, sono romana, oramai, a tutti gli effetti, perché in qualunque posto vada per quanto bello, mi manca LEI, con il suo traffico, i suoi autobus in ritardo, le metro strapiene, l’odore e il relax della biblioteca nazionale, il chiacchiericcio e gli incontri a San Lorenzo, le corse a perdifiato e le foto sulla scalinata di Piazza di Spagna; il bicchiere di vino e la birra per celiaci del Pigneto; i pomeriggi di finto shopping e reale cazzeggio per tutta la Tuscolana;  il casino turistico perenne di Piazza del Popolo e i pic-nik tra gli alberi e il lago di Villa Borghese.

Mi mancano i reading e le serate metal, ma anche le passeggiate infinite persi per le strade in attesa di un notturno che non passerà mai.

Mi manca ballare ai live, mi manca il Circolo degli Artisti, mi manca anche l’attesa dei treni nelle stazioni di Casabianca e Ciampino passate a giocare con i gattini abbandonati. Mi mancano le chiacchiere con i colleghi dell’università, mi manca uscire con le mie amiche per un aperitivo a Piazza Fiume subito dopo una visita al Macro o al Maxxi; mi manca lo zampillio delle fontane di Piazza della Repubblica e Piazza Navona; mi mancano la maestosità del Colosseo e dei Fori Imperiali, la bellezza senza tempo dell’Altare della Patria, la misticità di Piramide, i colori e il via vai del mercatino di Porta Portese, il sound perfetto e le serate danzanti al BlackOut della Casilina. Mi mancano gli shot del Tirabouchon, quel cervelletto tanto dolce che buttavi giù dopo tanto camminare e chiacchierare sui gradini di quella piazza eterna. Mi mancano anche la disorganizzazione e il disagio di Tor Bella Monaca e Tor Pignattara, mi manca il kebbabaro e il parco giochi di Arco di Travertino, le giostre di RainbowMagicLand, il Parco degli Acquedotti, il Closer, il Traffic, l’entusiasmo e la vita di cui ti ubriacavi all‘Auditorium Parco della Musica, quella sensazione di libertà totale che solo Trastevere riusciva a regalarti.

Mi manca Roma, mi mancherà sempre e per sempre resterà nel mio cuore e nella mia mente. Le dissi addio sei mesi fa pensando fosse facile cancellare, dimenticare. Non è possibile, solo ora me ne rendo conto. Ma per il momento tutto ciò che posso fare è trasformare quell’addio in un arrivederci, continuandola a pensare e ricordare, sperando, un giorno di poterci ritornare a vivere.