Archivio per la categoria ‘uomini’

Una donna non nasce cattiva, stronza o malefica.

Nessuna donna sana di mente brama il potere al punto tale da far male a qualcuno, perché ogni donna è biologicamente figlia e madre.

Perché ogni donna può dare la vita. Perché ogni donna è guidata dalla vita.

Una donna stronzamalefica è solo una donna ferita.

Prima di far soffrire qualunque donna, prima di giudicare qualunque donna, pensiamoci.

Pensiamo a nostra madre, a nostra sorella, a nostra figlia e, se siamo donne, pensiamo anche a noi stesse.

Una donna è ottimista di natura, le piace sorridere, le piace far sorridere, dà fiducia.

Ma se qualcuno tradisce la sua fiducia, prima o poi, la ruota girerà e i suoi errori gli si ritorceranno contro.

Ogni donna sa cosa significa cadere, ritrovare la forza, rialzarsi da sola.

Per amore del bello.

Per amore del sorriso.

Per amore dell’amore.

Per amore della vita.

 

Maleficent, ogni donna ha le sue ali

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Non so perché ma ho sempre subito il fascino delle persone “strane” o meglio di quelle persone che dal resto del mondo vengono giudicate strane ma che a me, sinceramente, sembrano più normali di tutto il resto del mondo.

Vicino casa ho un tabacchino che, da incallita fumatrice quale sono, frequento spesso. Solitamente, quando torno da lavoro alle 20:00 circa, vado lì a comprare cartine e tabacco, trascinandovi con un menefreghismo da nobel la mia faccia categoricamente struccata, distrutta, per non dire incazzata e stanca dalle ore passate al pc e interrata tra autobus e metro. Ebbene, in questo tabacchino lavorano marito e moglie, una coppia semplicemente gentile e professionale. Una normale coppia di lavoratori, insomma. Insieme a loro c’è un ragazzo dai lunghi capelli castani, credo più o meno mio coetaneo. Il presente ragazzo dai capelli lunghi castani, che ho scoperto esser figlio della coppia, in sostanza, è… l’emblema della felicità esageratamente estrema!

Forse sono io che vedo la sua gioia estremamente esagerata, forse è così perché sto passando un periodo in cui “me rode sempre er culo” come si dice a Roma, ma sta di fatto che il ragazzo in questione ogni santissimo giorno quando tu apri la porta del tabacchino, lui fa capolino dal bancone con un sorriso smagliante, ti dice un “ciao” come se fosse la parola più bella del mondo e parla tutto il tempo come se stesse cantando.

Nel caso in cui, poi, non è lui a servirti ma i suoi genitori, lui sta lì dietro a parlarti del tempo, del mondo, a cantare e quant’altro come se ti conoscesse da una vita, fissandoti negli occhi sempre con quel sorriso allucinante.

sorriso-grande

Ok. I primi tempi non ci facevo tanto caso persa come ero nei miei pensieri. Ma ultimamente, dopo il mio solito “arrivederci e buona giornata” e il suo solito “grazie una bellissima giornata anche a te!” con tanto di porta gentilmente aperta, non so perché ma la sua allegria sconclusionata ha iniziato… a darmi ai nervi! Il mio pensiero ogni volta era “ma che cazzo ha da esser così stramaledettamente felice ogni santissimo giorno!”. In sostanza, mi veniva voglia di strozzarlo e porello lui era solo terribilmente allegro e felice.

Ebbene, il fastidio con il tempo si è trasformato in curiosità, e, probabilmente, il giorno in cui devo aver fatto una faccia abbastanza interrogativa con tanto di sorriso ebete da suscitare l’intervento del papà con un “non faccia caso a mio figlio, signorina, è strano“, i miei pensieri verso questo raggiante ragazzo sono cambiati.

Senza che me ne rendessi conto mi sono ritrovata a rispondere “E’ così magnificamente allegro, altro che strano!”. I genitori, in silenzio, mi hanno sorriso all’unisono, per la prima volta. Lui, quel suo imperterrito sorriso lo ha allargato ancora di più dicendo “Visto pà, io lo sapevo che la signorina è strana quanto me, anche se lei si ostina ogni giorno a non sorridere, vero che lo fai apposta?”. Sono scoppiata a ridere. Non riuscivo a bloccare le risate, giuro!

Bè, non c’è bisogno di dire che ora entrare in quel tabacchino è un piacere, anzi sta diventando la scusa per fermarmi a chiacchierare con questo giovane, raggiante, strano, quotidianamente ed imperterritamente allegro ragazzo dai capelli lunghi!

 

 

“E’ sano dirci: in questa fase della vita devo mettere qualcosa tra parentesi, posso fare questo e non quest’altro“. Parola di Debora Spar presidente del Barnard College, famoso college femminile a New York. Facile a dirsi, direte voi – e anche io – difficile a farsi; eppure sta proprio in questa difficoltà che noi donne tendiamo ad alimentare ansie perenni e sensi di colpa esagerati che non ci permettono di vivere con la leggerezza tipicamente maschile.

Abbiamo un vizio, noi donne, arrivate ad una certa età ci lasciamo sopraffare dal senso di onnipotenza: vogliamo esser perfette in tutto, ottime lavoratrici in carriera, perfette fidanzate, amanti e/o mogli, mamme ad hoc, donne belle e in forma, sempre e comunque. Il cosiddetto work lifebalance, in realtà, non è una questione prettamente femminile, anzi: anche gli uomini, soprattutto negli ultimi anni, vogliono poter riuscire a conciliare lavoro, famiglia e tempo per se stessi, tra sport e passioni varie. E’ un atteggiamento sano e naturalissimo.

La differenza di genere, in tal caso, sta però nel fatto che loro non ne sono ossessionati, non si fanno sopraffare dall’estremo senso di colpa da cui noi invece ci facciamo colpire e scalfire nel momento in cui notiamo che, no, decisamente non brilliamo di perfezione in tutti i settori della nostra vita. In realtà – ammettiamolo -, loro neanche lo sentono quel senso di colpa con cui noi ci frustiamo; e non lo sentono semplicemente perché, come si direbbe a Roma, “loro prendono la vita un po’ più scialla“!

In treno mi è capitata fra le mani un’intervista fatta alla Debora di cui sopra in occasione della prossima uscita del suo libro (a settembre negli USA), dal titolo Wonder Womannel quale, a dispetto dell’ headline proposta, la Spar parla proprio di come il voler a tutti i costi essere una super donna non faccia altro che auto-rinchiuderci dentro una cupola di cristallo, tanto splendente e bella, quanto costruita a suon di frustrazioni e sensi di fallimento, gli stessi che ci opprimono e, spesso, arrivano a sortire l’effetto contrario a quello desiderato: annullano la nostra vera personalità e sabotano il successo e il piacere di esso praticabile e riscontrabile nella vita di tutti i giorni.

L’autrice dice che, a parer suo, questa perfezione in solitaria non ha nulla a che vedere con il femminismo, anche se sicuramente quest’ultimo la ha influenzata:” il femminismo è fatto di diritti collettivi” – dice -” l’ossessione alla perfezione è qualcosa di individuale“. Vero. Ma, carissima Debora, tu che –  diciamocelo – hai tutto nella tua vita, dalla carriera alla famiglia alle gambe da urlo, concretamente parlando, potresti dirci come uscire illese e felici dal nostro amato-odiato tormento “perfettino”?

Alzi la mano, infatti, quale donna dai 26 anni in su non soffra di questa sindrome di perfezionismo acuto: chi più chi meno, ci siamo dentro tutte, indistintamente. E, bè, leggendo l’intervista di cui sopra, mi sono resa conto che anche la sottoscritta non sta messa bene, con un’unica differenza: non avendo una mia famiglia, al momento, con l’ossessione della madre perfetta per fortuna non ci devo ancora aver a che fare. Ma per il resto… sono, ahimé, una “donna perfezione in solitaria” a tutti gli effetti: pretendo di eccellere in tutti i lavori che faccio, sia quelli professionali che non professionali; voglio poter recuperare la mia forza e flessibilità fisica nel minor tempo possibile perché quel gesso alla gamba si è “mangiato” tutte le mie performance sportive; voglio poter viaggiare ma anche trovare la mia stabilità in un luogo preciso che non sia quello attuale; voglio lasciare l’Italia ma adoro la lingua e la cultura italiana per le quali mi piacerebbe dare il mio contributo; mi piacerebbe innamorarmi di nuovo ma, data la mia concentrazione sui primi punti, tendo a mettere volontariamente l’aspetto “uscite galanti” in secondo piano e me frego  – a detta di tutti – un po’ altamente degli uomini :).

Risultato: se alla quarta vasca di allenamento mi fermo perché le mie gambe non sono allenate come prima, la mia frustrazione cresce fino al tormento; se un colloquio non va come speravo andasse il senso di colpa e di imperfezione arriva a sabotare quella determinazione costruita in anni e anni di esperienze di vita, studio, lavoro e sport; se perdo l’ennesimo cliente perché oramai da free lance certe cose è meglio non farle più per come gira il mercato, mi segrego per ore ed ore tra quattro mura davanti al pc ossessivamente alla ricerca di una collaborazione stabile  e degnamente retribuita in qualche agenzia, oppure inizio a pensare che forse dovrei smetterla di barcamenarmi tra un lavoro che mi piace e uno che mi dà i soldi e prendere una decisione netta anche a scapito dei miei sogni. Delirio!!

In sostanza, l’articolo letto mi è capitato sotto agli occhi nel momento giusto, quando la mia testolina iniziava a farsi tormentare dai sensi di colpa di non esser riuscita a fare una cosa come avrei voluta farla, ovvero alla perfezione.

Non so se il libro della Spar sia l’ennesimo manuale inutilmente ridondante di pseudoconsigli pro ottimismoautodeterminazione e relax blaterante e non lo potrei sapere dato che ancora deve esser pubblicato. Tuttavia, di una cosa sono certa: ho deciso di provare a personalizzare il consiglio che l’autrice, a fine intervista, dà alle donne: “Convincersi a mettere qualcosa tra parentesi. Dirsi: in questa fase della vita posso far questo e non quest’altro”.

E io, carissima Spar, in questa fase della mia vita decido che posso fare questo e quest’altro, ma cercherò di farlo senza inutili frustrazioni e sensi di colpa. Però, decido di metter tra parentesi nel mio caso il quant’altro  – vedi che li seguo i tuoi consigli prof? –  altrimenti vado caput  :)! Qualche mese fa ero un po’ più scialla di quanto non lo sia adesso e, in effetti, le cose andavano meglio, in tutti i campi della mia vita; quindi… bè, rispettabilissima professoressa, grazie di avermi ricordato che “determinata qui” e “scialla ” è cosa buona e giusta ;)!

Mi hanno tolto il gesso! Sono troppo contenta 🙂 ! Sì, è vero, ancora zoppico e sono lenta come una lumaca ma, sinceramente, il peggio è passato quindi chissenefrega se per il momento faccio le cose al rallentatore!

La bella notizia, oltretutto, è che non ho neanche bisogno della fisioterapia, almeno così ha detto il medico, un uomo davvero tanto tanto simpatico. Non porto alcuna fasciatura e praticamente dal primo giorno ho abbandonato le stampelle, anzi, è stato il medico stesso a dirmi di camminare e muovermi più che posso stando solo attenta a non caricare troppo la caviglia con movimenti estremi. In effetti, dopo un mese ferma non percepisco più alcun muscolo e la caviglia e il polpaccio scheletrico che mi ritrovo sono quelli che fanno più fatica a riprendersi. Ma passerà. A poco a poco passerà.

Ho anche “constatato” quanto io sia sensibile al fascino dei medici 🙂 : ascoltarli parlare di questa medicina o quella frattura o quella “cosa lì” di scienza medica è davvero interessante. Senza considerare che la maggior parte di loro ha un approccio umano davvero notevole: si preoccupa, ti vizia e, soprattutto, chiacchiera con reale interesse, apprezzando le battute che fai e condividendo a sua volta considerazioni umoristiche. Sarà che sono stata fortunata a beccare un infermiere simpaticissimo poco più grande di me con cui praticamente mi sbellicavo della risate, ma il punto è quanto ciò mi abbia fatto riflettere su come certi uomini sappiano essere davvero dei gran musoni, noiosi e narcisi.

Già. Rientrata dall’ospedale è venuto naturalmente a trovarmi il “tipo” e non nego quanto io abbia iniziato a guardarlo con occhi diversi: tanto dolce e premuroso certo, bellissimo ragazzo ma, oddio, uno che passa la maggior parte della propria giornata a fare addominali, dice sempre “io, io”, non beve e non mangia mai (mai intendo da anni!) un bicchiere di vino o qualunque cibo/bevanda presenti anche solo una minima percentuale di proteine animali e di alcol è, come dire… noioso!!

Non credo che il mio sia un giudizio estremo, non in tal caso almeno: anche la sottoscritta, infatti, si reputa abbastanza sportiva, le piace ballare e nuotare e naturalmente in quanto donna tiene molto al suo aspetto estetico. Tuttavia, da questo a rinunciare totalmente agli aperitivi, non mangiare per sempre proteine animali, vivere di frutta e verdura e parlare solo del fatto che questa settimana lui non si è abbastanza allenato e deve raggiungere il suo peso forma, bè ma … che palleee!! L’infermiere che mi ha curata in ortopedia mi piace di più: non avrà gli addominali ma è un uomo davvero interessante, nonché simpatico!

In sostanza: cari uomini fate meno i narcisi, chiacchierate di più con le vostre donne e, soprattutto, fatele ridere! Non è un semplice cliché quello dell’uomo simpatico e affascinante, è tutto vero. Io ho lasciato il tipo e non perché adesso mi frequento con l’infermiere di cui sopra, anzi, probabilmente a lui non lo rivedrò mai più (peccato :p ). Ho preso questa decisione semplicemente perché stare con qualcuno con cui in sostanza ci si annoia significa, evidentemente, che nella coppia non c’è alcun feeling mentale e quindi la relazione non ha senso di esistere.

La sola attrazione fisica non basta. Perché accontentarsi esclusivamente di quella quando potremmo anche ridere e chiacchierare animatamente con qualcun’altro? Perché non pretendere, per noi stessi, per la nostra maggiore serenità, anche l’attrazione mentale? Non parlo di “amore”. L’amore probabilmente è qualcosa che va oltre tutto questo, oltreché pazzo e realisticamente poco concreto 🙂 . Mi riferisco, invece, a quella sensazione che ti fa pensare, nel momento in cui hai una relazione, cose del tipo “cavolo, trascorrere del tempo con lui/lei è davvero fantastico!”. A me è successo. Non vedo perché dovrei buttarmi la zappa sui piedi negandomi la possibilità che possa accadere ancora. Dopotutto, non sono mica così tanto vecchia e disperata ;).

Vabbé, chiudo qui, tanto è evidente quanto oggi non abbia granché voglia di scrivere cose serie e oggettivamente interessanti su questo blog :).

Vado a fare una passeggiata serale su DUE gambe, olé!