Archivio per la categoria ‘lavoro’

Co Co Co Pro a 240 euro al mese.

Sveglia alle 6:00 +40 minuti di bus + 50 minuti di metro + 30 minuti di altro bus + 8 ore davanti a un pc +altri 40 minuti di bus + altri 50 minuti di metro + altri 40 minuti di bus.

1 ora di pausa pranzo, 5 minuti di pausa la mattina, 5 minuti di pausa il pomeriggio.

Restanti ore delle giornata impiegati per: attesa di circa 1 ora degli autobus, farsi la doccia, dormire.

Perché non ho più scritto su questo blog? Indovinate…

Quella sopracitata è stata la mia (non) vita dal 7 novembre ad oggi. Quello che avrebbe dovuto esser un contratto stage in realtà si è rivelato un co co co pro. Anzi, un co co co pro sulla carta, ma in concreto un lavoro full time a tutti gli effetti, con tanto di orari scanditi ogni giorno.

Che lavoro faccio? Loro lo chiamano copywriter, ma la sottoscritta non è nata ieri e sa benissimo che cosa fa realmente un copy. Io e quelli come me che lavorano lì dentro facciamo solo una minima parte di ciò che viene richiesto a un vero copy. Quello che facciamo realmente – senza romanzarla troppo – è… farci sfruttare!

Manovalanza tecnologica. La conoscete? No? E’ la nuova frontiera dello sfruttamento nell’era del web 2.0. In che cosa consiste? Prendi un tot di persone laureate in una facoltà umanistica o simili che sappiano scrivere decentemente e usare un minimo il computer – ma neanche tanto, dato che mi sono ritrovata a spiegare come si facesse a mandare una mail dal tasto “rispondi” –.– -, metti loro davanti un cms proprietario e fagli riempire tutti i campi secondo indicazione.

Bene. I primi tempi, trasportata dall’entusiasmo, cerchi di attaccarti a quella minima parte creativa che il lavoro richiede: lo devi fare, pur di trovare lo stimolo ad andare avanti lo devi fare. Solo i primi tempi però, poi la situazione inizia a diventare insostenibile. Più passa il tempo più molte cose iniziano a darti fastidio. In primis la consapevolezza che stai mandano a puttane la tua salute e la tua vita in nome di un lavoro che non è tale. Anzi, lasciamo pure da parte la parola “lavoro” che di questi tempi potrebbe anche uscire dal vocabolario italiano, tanto in questo paese il suo significato reale praticamente non esiste più. Proviamo, quindi, a dargli un altro nome, magari quello che ti ha convito a mettere una firmetta sul contratto: massì, chiamiamola esperienza!

co co co pro a 240 euro mese

L‘esperienza, in quanto tale, anche a livello professionale serve a farti le ossa, serve a farti crescere, imparare, apprendere e chi più ne ha ne metta. Ebbene, siamo tutti d’accordo su questa – scusatemi se risicata – definizione di esperienza. Io da questa esperienza ho imparato che esiste esperienza ed esperienza (scusate il giro di parole).

Ero al lavoro, davanti al mio pc quando il seguente ritornello ha iniziato a fasciarmi il cervello: “Stai facendo esperienza, stai facendo esperienza” continuavo a ripetermi mentalmente, con in sottofondo il ticchettio di una ventina di computer. Continuavo a ripetermelo, ininterrottamente, inconsciamente, quasi volessi auto-convincermi della cosa.

Mi sono fermata di botto. Ho smesso di digitare sulla tastiera, così, di punto in bianco, perché non riuscivo più a concentrarmi su quello che leggevo e scrivevo. Mi sono guardata intorno: un ufficio medio piccolo, bianco e grigio, al piano terra, con postazioni tipiche, qualche chiacchiera dalle parti “più alte”, tutti quelli come me con co co co pro concentrati sugli schermi retro-illuminati per raggiungere entro le 18:00 il numero di lavorazioni quotidiane ritenuto ottimale (da chi? per chi? perché? a quale scopo? con quale obiettivo se tra 6 mesi stai fuori più povero e ammalato di prima?). Mi sono sentita persa, mi sono sentita soffocare, mi sono sentita… stupida!

Mi sono alzata stra-fregandome del fatto che i cinque minuti della pausa pomeridiana fossero passati da un pezzo. Sono andata alla macchinetta a prendermi un caffè e sono uscita all’aria aperta per fumarmi una sigaretta. All’aria fresca, che respiro ormai solo quando aspetto il bus e quando esco dalla metro, al claim “stai facendo esperienza” si sono sovrapposte le immagini delle feste natalizie passate: mia mamma che mi osservava con gli occhi amorevoli di chi vuole per la propria figlia il meglio e di chi, al contempo, è preoccupata da morire perché vede quella figlia che ha accettato quel contratto più spenta e meno viva di quanto non lo fosse prima, incapace di sorridere e di divertirsi come faceva un tempo.

“Che cazzo stai facendo? Ti stai rovinando!” Sono state le parole di parenti e amici che durante i pochi giorni di festa mi hanno vista ridotta male e depressa come non lo sono mai stata.

Ebbene. Oggi sono qui a scrivere solo perché ho la febbre. Alta, molto alta. Ho già dato l’out out al mio capo, spiegandogli che ben presto andrò via per questioni personali. Gli ho dato un mese di preavviso solo perché mi reputo una persona onesta e professionale e lo ho fatto nonostante il mio contratto non lo richieda dato che è, come avrete ben capito, tutto tranne che effettivamente onesto e professionale.

Cosa farò dopo? Non lo so. Ho già ricominciato a lavorare da free lance e suppongo che continuerò a farlo anche quando tra qualche settimana non andrò più in ufficio: almeno guadagno più dei 240 euro al mese di un fasullo co co co pro, mi posso pagare la fisioterapia e le svariate analisi del sangue di cui a quanto pare ho – ahimè – scoperto di aver bisogno.

Ho da studiare il famoso master che ho iniziato a seguire nel week end ma che non ho minimamente toccato per via di questo stramaledetto lavoro. Cercherò altro e nel frattempo farò la free lance, baby sitter, ragazza delle ripetizioni a tempo perso e chi più ne ha ne metta. Mi arrangerò, come ho sempre fatto.

Almeno le ore di lavoro saranno pagate e oltre a vedere la luce del computer potrò vedere quella del cielo.

Almeno non sarò costretta a fare 8 ore di “non lo ho ancora capito” e 4 ore di bus e metro al giorno per 240 euro al mese.

Almeno mi riprenderò la salute, speriamo.

Almeno respirerò, mi muoverò, farò altro.

Lo sfruttamento esiste ovunque oramai e ne siamo consapevoli. Quasi disperati accettiamo tutto. Sbagliando ok, ma tant’è. Tuttavia “se sfruttamento deve essere, se devi fare mille sacrifici in nome di questo benedetto-maledetto sfruttamento, che almeno sia equiparato all’apprendimento minimo o al rendimento minimo e decente, insomma… se non a tutte e due almeno a una delle due, no?”

Forse per Darwin sono un essere incapace di adattarmi all’ambiente circostante ma sinceramente chissenefrega: lo vorrei vedere a mister adattabilità al posto nostro! Io mi rifiuto per 240 euro al mese di fare 8 ore in ufficio quotidiane e 4 ore di interramento nei mezzi per raggiungerlo. Io mi rifiuto di fermare oltre che il mio corpo anche il mio cervello in nome della gloria e dell’esperienza che, in sostanza, in quello che faccio neanche esistono!

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“L’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori” dice Oscar Wilde, e io di errori ne ho fatti davvero tanti negli ultimi mesi.

Ho ricevuto conferma positiva per uno stage a Roma e, con un entusiasmo che non provavo da chissà quanto tempo, ho accettato 🙂 ! L’errore – o chiamiamola se vogliamo esperienza! – di aver rifiutato qualche mese fa ben due proposte di questo tipo subendone tutte le conseguenze di sorta, mi ha insegnato che l’unica artefice del mio destino sono solo ed esclusivamente io e che per realizzare i propri sogni non è importante solo porsi un obiettivo ma anche avere le palle e la volontà di fare il percorso giusto.

La gavetta, in sostanza, non me la toglie nessuno 😉 ! Certo, sappiamo tutti quanto il mondo degli stage non sia questo gran splendore, sia per ciò che riguarda la retribuzione che i ritmi di lavoro, ma pretendere di uscire dall’università e trovare il lavoro dei tuoi sogni, con la retribuzione dei tuoi sogni, nella città dei tuoi sogni, con la crisi imperante è davvero… molto, molto poco realistico.

Sono pienamente consapevole che ciò che mi aspetta non sarà il paradiso, ma considerando come io abbia trascorso gli ultimi sei mesi praticamente all’inferno, non mi lamento, anzi: il lavoro che andrò a fare – seppur sotto contratto stage – è pienamente in linea con le mie aspirazioni professionali e ci hanno assicurato come la formazione e le attività che eseguiremo saranno reali e non di facciata (in sostanza, non farò fotocopie, o almeno questo è quanto ci è stato detto, vedremo).

Dire che sono entusiasta è poco: finalmente trascorrerò le giornate a far qualcosa che mi piace e, almeno all’inizio, non mi peserà il fatto di dover prendere due autobus e farmi praticamente l’intera metro A ogni giorno andata e ritorno per due volte al giorno (sempre meglio di otto, dodici ore nei treni di notte, non credete? 😉 ). Nel caso.. posso sempre cambiare abitazione.

In realtà, avevo già deciso di ritornare stabile a Roma, in quanto da Dicembre fino a Febbraio seguirò nel fine settimana uno short Master in SEO e Web Analysis e, difatti, da una settimana a questa parte mi sono mossa per far qualche colloquio nella capitale con lo scopo di rendermi attiva oltre che nella ripresa dello studio anche nell’attività lavorativa che mi piace: da come si sono messe le cose, quindi, direi che tale decisione ha dato frutti insperati. Ogni tanto, la ruota gira, và ;).

Dulcis in fundo, dato che ho deciso di riprendere in mano la mia vita, di non sacrificare più i miei sogni e di investire nelle mie passioni – concretamente e non solo blaterando 😉 -, ho ricominciato anche a ballare ed allenarmi seriamente e, pur lavorando/studiando intensamente dalla prossima settimana tutti  giorni, il tempo per coltivare la mia passione rinnegata da ben sei mesi lo troverò, eccome se lo troverò e nessuno me lo potrà negare!

Un giorno, una persona a me cara mi ha detto:

“Soprattutto se vuoi lavorare in pubblicità non puoi e non devi rinunciare alle tue passioni: come puoi pretendere di vendere sogni alla gente se tu sei la prima a mancare di passione, rinnegando te stessa, i tuoi stessi sogni e il tuo piacere? Per far sorridere il mondo devi imparare a far sorridere prima di tutto te stessa, sempre e comunque. Se cadi, perché sei pur sempre un essere umano, trova il modo, la forza e la voglia di rialzarti. Se non vedi nessuna delle tre davanti a te, fai quello che ti riesce meglio fare da sempre, nella vita, nel lavoro: immaginarle. Lo sai bene cosa succederà, perché lo hai sperimentato: tra l‘immaginato e il reale, il confine è sottile. Fortunatamente è così. Fortunatamente per chi lavora in pubblicità. Ma anche e soprattutto fortunatamente per tutti noi esseri umani

Chiudo a tema con una semplice ma bellissima pubblicità di qualche anno fa, per ricordare a me stessa di farmi due risate in più ogni tanto, perché non guastano mai e, soprattutto, per non dimenticare che

“We all have to be seriously strong!”