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Mi è sempre stato simpatico Magneto. Sì, propri lui, il mutante della Marvel. Ho sempre pensato che la sua “dote” di controllare e manipolare il metallo e i vari campi magnetici fosse una delle più affascinanti. Oltretutto, il suo personaggio non è nato come il tipico supereroe buono, anzi: proprio grazie al suo continuo divenire – da criminale passando per antieroe fino a supereroe – è riuscito a trasmettermi più umanità rispetto a molti altri X-Men (o mutanti di turno).

Oggi ho iniziato a pensare a Magneto in un momento particolare: la mia seduta di magnetoterapia.

Parallelismo legittimo perché linguistico o pazzia mentale non so, ma tant’è 😉

Sinceramente, io neanche sapevo l’esistenza della magnetoterapia. Beata ignoranza la mia, ma, questa volta, beata davvero: si vede che non ho mai avuto bisogno di chissà quale particolare cura non essendomi mai rotta nulla o aver contratto chissà quale problema di salute. Oltretutto, odio le medicine, solo ibuprofene, ogni tanto, per alleviare qualche doloretto; mai l’aspirina perché la reputo peggio di una droga per l’organismo umano e raramente  – tipo ogni 3 anni – un antibiotico, quando proprio non ne posso fare a meno (vedi febbre a 41!). Mi rendo conto che questo mio esser antimedicinali è, forse, una fissazione – quale essere umano non le ha? -, ma mi sono sempre trovata bene così.

Tornando alla magnetoterapia: il terapista che mi ha visitata mi ha spiegato, con tanto di lastre alla mano, quanto sia assolutamente normale il dolore che ancora provo e il gonfiore al piede, perché, semplicemente, le fratture non si sono del tutto ricomposte e sopra ci sta un nervo che, usato, tende a peggiorare il tutto. Mi ha quindi consigliato di fare qualche seduta di magnetoterapia e laser-terapia. Io ho acconsentito, il medico è lui dopotutto.

Magneto

Nonostante abbia accettato, però, non nego quanto io sia molto titubante circa l’utilità effettiva di tale strumento fisioterapico. Senza dubbio male non può farmi o almeno spero. Tuttavia, informandomi, ho scoperto come praticamente non vi è alcuno studio, né italiano né nazionale o internazionale, che abbia dimostrato scientificamente la sua efficacia o, comunque, una sua qualche influenza tangibile sul processo di guarigione. Esistono diverse modalità e strumentazioni utilizzate nella terapia con i campi magnetici: da quelle piccole e portatili a quelle professionali; dalle fasce ai supporti rigidi. E’ una pratica utilizzata per alleviare varie problematiche indotte esternamente o auto-prodotte dall’organismo. La sua capacità è, in sostanza, quella di contribuire a riattivare e velocizzare la ricostruzione cellulare (ossea, muscolare, etc.).

Forse sarà utile, forse poco ma, sicuramente, è… noiosa! Magneto almeno se la spassava con i suoi super poteri 😉 . Per quel che mi riguarda, infatti, stare sdraiata su di un lettino con un arco nero sopra i piedi per mezz’ora è una palla, tant’è che, non potendo neanche utilizzare il cellulare/tablet causa scaricamento indotto dall’influenza dei campi magnetici, alla seconda seduta mi sono già portata un libro.

In realtà, credo che ritrovarsi sdraiati a guardare il muro, senza rumori o altro, potrebbe essere rilassante per molti. Probabilmente, però, per chi è stato fermo tanto tempo e ancora fa fatica a camminare, tutto ciò è semplicemente – e ancora – noioso: se proprio devo stare ferma senza far nulla preferisco andare al mare a prendere il sole!

Stessa cosa dicasi per la laser-terapia, con due aggravanti: non puoi leggere perché devi indossare degli occhialini protettivi e, almeno nel mio caso, devi stare stesa su di un fianco con la gamba che non abbisogna di cure reclinata sotto l’altra affinché il laser venga ottimamente proiettato sulla zona da trattare. Per fortuna un’ora va via in fretta e, gira e rigira, sfruttare il momento inerme per riflettere su cose utili e futili non è poi tanto male.

Però, devo ammettere che la mia noia forse è anche la diretta conseguenza di una piccola, infantile illusione, volutamente mantenuta tale nonostante la consapevolezza adulta: i troppi fumetti letti e film fantascientifici visti mi hanno, in sostanza, sempre portata ad immaginare questi famosi campi magnetici come qualcosa di straordinario. Luci, colori, movimenti, forza :). Sebbene sappia da anni oramai che purtroppo la realtà non è questa, la piccola delusione di vedere – o meglio non vedere – la mia fantasia alimentata da storie di carta e pellicola, bè, un po’ mi ha fatto effetto. Per fortuna esistono libri e cinema.

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E’ proprio vero: quando una notizia, di qualunque tipo essa sia, tocca questioni che ti riguardano in prima persona, allora è inevitabile emozionarsi, anche un po’ troppo. Ma, alla fine, dove sta scritto che ci debba essere un filtro razionale e/o limite causale all’intensità delle nostre emozioni?

Oggi, immediatamente dopo aver letto un articolo online, mi sono ritrovata a urlare – letteralmente – “oolè”! Neanche avessi vinto alla lotteria :).

Qual è stata la lieta novella che mi ha fatto fare i salti di gioia (almeno metaforicamente, dato che rimango pur sempre ancora gessata ;))? Ebbene, è presto detto: un nuovo straordinario traguardo scientifico è stato appena raggiunto dai ricercatori dell’Università di Princeton: la realizzazione di un orecchio “bionico” capace di percepire, rispetto ad un normale orecchio umano, delle frequenze radio un milione di volte più alte. Organicamente, questo super-orecchio nasce da un processo di combinazione tra celle e nanoparticelle, reso possibile grazie ad una specifica strumentazione 3D.

(fonte: Nano Letters)

(fonte: Nano Letters)

Quest’orecchio “plasticoso” è reso sensibile grazie all’applicazione di una spirale con cartilagine. La novità di tutta la scoperta è racchiusa proprio in quest’antenna “spiraleggiante”: se, infatti, un orecchio umano normalmente capta in modo diretto solo i segnali acustici per poi trasformarli in segnali elettrici e inviarli al nostro cervello; tale orecchio bionico, invece, grazie alle sua spirale, riesce a percepire immediatamente i segnali elettrici, con conseguente amplificazione della facoltà percettiva in termine di altezza delle onde magnetiche.

Qui di seguito il video che mostra la percezione amplificata delle orecchie bioniche “impegnate” nell’ascolto di Beethoven:

Gli scienziati di Princeton spiegano come questo super-organo non sia stato pensato per sopperire alle mancanze uditive dei sordi o di chi è affetto da varie problematiche acustiche, ma “l’idea era: possiamo noi prendere dei normali esseri umani in salute e dar loro quei super poteri che normalmente non vorrebbero avere?” Già, dopotutto, chi vorrebbe possedere “il dono di sentire oltre misura?!” 😉

A questo punto, vi starete chiedendo per quale diavolo motivo tale applicazione scientifica mi affascini ed emozioni così tanto. Bè… una ragione c’è. Io sono nata anacustica dall’orecchio destro e iperacustica dall’orecchio sinistro. E’ un handicap, me ne rendo conto, anche se nel corso degli anni ho imparato a conviverci, se non addirittura ad apprezzare suoni e rumori come fossero le più indescrivibili magie che la vita ci regala quotidianamente.

Forse, questa personale attribuzione d’importanza a tutte le onde sonore indistintamente, è solo una conseguenza di ciò che molti chiamano adattamento: quando non si possiede – o si possiede poco – un qualcosa, lo si desidera e apprezza maggiormente rispetto a coloro i quali quel qualcosa lo possiedono in abbondanza e lo danno – naturalmente ed inevitabilmente – per scontato.

Ammetto che alcune volte è stato, ed è ancora, difficile adattarsi a tale poco controllabile condizione: quando, per esempio, mi trovo in un luogo in cui è presente troppo rumore “di sottofondo“, riuscire a mantenere la concentrazione su ciò che sta dicendo il mio interlocutore, sto scrivendo oppure leggendo, è… come definirlo… uno sforzo mentale non da poco, soprattutto per via dei rumori ambientali (voci, suoni, etc.) che spesso hanno la meglio sulla percezione, confondendomi e distraendomi dal’attività principale che sto svolgendo.

Paradossalmente, però, anche la condizione opposta – il silenzio totale – nel mio caso non semplifica affatto il processo di percezione  -o non percezione – uditiva.

Provo a spiegarmi: prendiamo una biblioteca, il luogo per eccellenza dominato dal silenzio. Ebbene, per la sottoscritta riuscire a percepire solo il silenzio è impossibile. Meno voci umane ci sono in un luogo comunque affollato e dunque in quanto tale attivo, maggiori saranno “i rumori ovattati d’ambiente” che il mio unico orecchio tenderà a percepire: musiche provenienti dalle cuffie delle persone; il suono delle  penne a contatto con la carta nell’atto della scrittura; i battiti sulla tastiera dei portatili; le pagine dei libri che, sfogliate, frusciano neanche stessero mormorando tra loro segreti inconfessabili; sedie che si muovono cigolando; risate sommesse; sospiri e respiri raffreddati, allergici o stufati; passi che tonfano dal piano di sopra; il vento e gli uccellini dalle finestre aperte che se la spassano alla grande; le criptiche stampanti della sala copie, etc. L’elenco per quel che mi riguarda potrebbe continuare all’infinito, senza contare che la biblioteca è solo un esempio, vi lascio immaginare suoni, immagini e colori che mi attraversano la testa amplificate in ogni luogo, da ogni dove :).

Tuttavia, ammetto che non si vive poi così male: studio, esco, lavoro, ballo, vado anche in discoteca ed ai concerti, ma devo fare attenzione, e, di tanto in tanto, regalare una pausa (tappi of course 😉 ) al mio mega orecchio. Oltretutto, se non sono io a far presente in prima persona questa mia “particolarità”, è davvero difficile che la si noti :). Però se passeggiate accanto a me e vi posizionate alla mia destra, vi taglio puntualmente la strada e cambio lato, per riuscire a sentirvi meglio.

Insomma: ho l’orecchio destro totalmente sordo e il sinistro che, almeno da quanto dicono i medici, per compensare alla mancanza dell’altro si è sviluppato e adattato: il cervello sente che deve poter percepire il più possibile da quel lato. Un orecchio, quindi, simil “bionico”!

Non si tratta, nel mio caso, di un malfunzionamento fisiologico: entrambi i miei apparati uditivi sono fisicamente normali, nessun trauma fisiologico spesso presente in molti casi di sordità. Come dimostra la ricerca sopra accennata, infatti, l’atto del sentire avviene, sì, attraverso l’organo uditivo, ma soprattutto grazie al brillante – concedetemelo 🙂 – risultato di un complesso processo di rielaborazione degli stimoli acustici in stimoli elettrici da parte del nostro cervello.

In sostanza: “se vede che al mio orecchio destro nun je vanno a genio gli stimoli acustici e che quello sinistro si è abituato ormai a percepire di tanto in tanto anche e direttamente gli stimoli elettrici ” :).

Bene, ora basta parlare delle mie orecchie, manco fossi Dumbo! 😀

Comunque, se volete saperne di più sulla ricerca degli scienziati di Princeton, potrete reperire maggiori informazioni a questo link.

Mi permetto, però, dal basso della mia posizione, di dare un consiglio a tutta l’umanità: ascoltate musica; ascoltate le tonalità delle voci che le persone usano parlandovi; apprezzate il rumore del vento e del mare e… perché no, anche quello delle pietre sotto le scarpe, della stampante attiva e canterina, del bacio tra amanti e… chi più ne ha ne metta :). Però, ASCOLTATE DAVVERO!

Il “sentire” non è un’azione così scontata e banale come la maggior parte delle persone è abituata a pensare. Il sentire, ascoltando attivamente, con il cervello, con il sistema limbico, è una facoltà preziosa. Dopotutto, per quale ragione utilizziamo le due medesime terminologie (sentire e ascoltare) per indicare tanto l’atto sensoriale, quanto la percezione delle nostre emozioni? Sentirsi bene. Sentirsi male. Ascoltare una canzone. Ascoltare le ragioni di. Ascoltare il proprio cuore. (continuate :)) …. Ci deve essere un perché, no? 🙂

Chiudo, postando una delle mie canzoni preferite, Second Love dei Pain of Salvation. Buon ascolto e buon week end!

Di recente mi sto imbattendo, con una certa piacevole frequenza, in articoli o veri e propri servizi promotori di concorsi innovativi finalizzati a supportare idee e progetti di donne, giovani o meno che siano. Incontri informativi piacevoli, li chiamerei, dato che in Italia di iniziative a sostegno del talento e dell‘imprenditorialità femminile ce ne sono – ahinoi – ben poche. Ed è un vero peccato, perché le idee proposte dalle partecipanti a tali progetti racchiudono in loro qualcosa di speciale, un’impronta femminile che va al di là della semplice creatività o innovazione tecnologica. Che si tratti di un lavoro artistico piuttosto che tecnologico o sociale, infatti, ciascuna creazione, vincitrice o semplicemente partecipante, possiede in sé un minimo comune denominatore che tanto “comune” in questo paese non è: la sensibilità sociale.

quadrifoglio rosa

Primo fra tutti in termini di sensibilità sociale è il progetto pensato e proposto da Sabrina Bonaventura in occasione della prima edizione del concorso Women Like You, promosso da Pandora, famoso brand danese di gioielli. Sabrina con la sua idea ha vinto questa prima tappa del contest, ideato al fine di promuovere e supportare il talento femminile attraverso la donazione di diecimila euro per la realizzazione del progetto vincitore tra i dieci in gara. Sabrina è una donna come tante che, come tutte, ha avuto il coraggio e la forza di seguire le proprie passioni e superare il dolore della perdita con determinazione e resilienza. Lei, oggi quarantenne, a trentasette anni aveva una famiglia e due figli, non aveva studiato anche se l’istruzione universitaria era da sempre un sogno. Proprio di fronte ad un padre malato e morente, che la invoglia a seguire il suo eterno desiderio di conseguire un titolo di studio, lei decide di provarci, con tutte le problematiche del caso, riuscendo così ad ottenere una laurea in psicologia. Ad oggi Sabrina è psicologa in un reparto di oncologia, nonché vincitrice della prima edizione del Women Like You. Il suo progetto? La trasformazione, con i fondi ottenuti grazie alla vincita del contest, della terrazza di un ospedale in un giardino sociale: un luogo d’incontro tra malati e familiari, in cui chiacchierare e trascorrere del tempo con i propri nipoti. Sabrina dice di voler introdurre in tale giardino anche un’area giochi e un angolo dedicato agli animali, per ricreare pienamente uno spazio piacevole e caldo capace di strappare i malati da quell’isolamento a cui purtroppo spesso sono rilegati.

Questo è uno dei tanti progetti ad oggi avviati che, pero’,  inevitabilmente ti porta a riflettere sul perché tali utili iniziative vengano così tanto taciute dai mezzi di comunicazione, tradizionali e moderni. In tv, ma anche su internet, di concorsi simili non si sente minimamente parlare. Senza dubbio l’Italia in questo momento ha – diciamo – altro a cui pensare, tra una governo da formare e un’economia da salvare. Pero’, mi chiedo, perché non sacrificare qualche notizia di gossip a favore della promozione di queste idee? Perché, in pieno 2013, l’Italia relega il merito dell’altra metà del cielo solo alle riviste – offline e online –  femminili o culturali? Per quale motivo il cordone ombelicale del figlio di Belen deve avere più risonanza mediatica di progetti e concorsi che potrebbero nel loro piccolo contribuire a cambiare un popolo di finti santi schiavizzati dal gossip martellante? Io la risposta non la ho ancora trovata e la sto cercando da secoli, probabilmente da quando mi sono ritrovata all’età di sei anni a dover esser una piccola donna indipendente emotivamente e concretamente. Ora ne ho 26 e il trattamento mediatico riservato alle donne – ahimè – in questo paese  è peggiorato. L’unica cosa che mi consola è che per fortuna esistono ancora nel mondo della comunicazione donne di valore come la Gruber; ma l’andazzo nel settore della stampa e della televisione è – ahinoi – catastrofico.

PS Per chi volesse partecipare alla prossima edizione di Women Like You, le proposte possono essere inviate direttamente a www.womenlikeyou.it. Le categorie di riferimento sono tre, imprenditoriale, sociale e under 30; a ottobre è prevista la selezione dei progetti migliori che entreranno a far parte dei dieci in gara e a fine gennaio 2014 la premiazione per ogni settore. I premi in palio sono due fondi da 20mila euro ciascuno e uno da 5mila, quest’ultimo finalizzato al supporto di una borsa di studio specifica.