Archivio per marzo, 2015

Inutile fare i moralisti o santoni di turno, perché tanto chiunque almeno una volta nella vita si sarà chiesto “ma i belli lavorano più dei brutti?“. Chi scrive non si era mai posto questo interrogativo fino ad ora, fino alla veneranda età di 29 anni. Non perché è una santa. Non perché è una figa. Non perché è uno scorfano. Solo perché probabilmente associava la cura del sé e la bellezza propria ad un piacere puramente personale e quella altrui al piacere visivo e all’attrazione sessuale, senza affiancare mai (a torto!) queste caratteristiche al settore “lavoro”. Eppure chi scrive, durante gli anni universitari ha sempre lavorato qua e là, non importa se era commessa, baby sitter, hostess, assistente legale, cassiera, web editor, segretaria, redattrice, barista e compagnia bella. Lavorava, e quindi era più o meno indipendente. La famigerata esperienza? A 19 anni quando inizi sicuramente non ce l’hai, a poco a poco te la fai, anche se in settori di cui non te ne può fregar di meno, ma come si dice,il lavoro sono soldi, i soldi sono sopravvivenza, quindi va bene tutto. Inoltre, a parte un mio collega, nel gruppo di colleghi universitari non lavorava nessuno. Eppure erano persone intelligenti e sì, anche di bell’aspetto. Immagino non cercassero. Immagino non dovessero pagarsi l’affitto. Immagino non fossero orfani di padre o anche chi lo era semplicemente non aveva urgenza economica. Tutto qui immagino. Non c’è niente di male. Chi tra di loro lavora adesso in periodo di crisi è perché ha avuto la raccomandazione, oppure è bello. Non parlo solo di donne, anche di uomini. E sono pochi. E, sottolineo, non è una questione di invidia, solo una riflessione, anche perché proprio in questo periodo della mia vita sono arrivata alla consapevolezza di come molti dei lavori che ho fatto in passato più o meno professionalizzanti a parità di competenza con altri li abbia ottenuti solo perché ero caruccia. Ero una ragazza carina. Non ero barbie, ma ero carina e preparata.Tra un altra preparata ma non carina sceglievano me. E, anche se nell’inconsapevolezza dell’ingenuità, sapevo vendermi.

E’ vero che non è bello ciò che è bello è belo ciò che piace, ma è anche vero che la bellezza oggettiva vende, risulta più attendibile, è più convincente, in tutti i campi. Sarà triste come cosa ma è la realtà. Fatevi un giro nelle aziende, in qualunque azienda, e ne avrete la conferma. Io l’ho avuta. Ho visto cose che avrei dovuto sapere e invece mi rendo solo ora conto quanto fossi di un’innocenza assurda. Un capo addirittura mi disse questa estate “le cose belle valgono di più perché sono più desiderate dagli altri e quindi saranno anche pagate di più” e come cose si riferiva anche alle persone ve lo assicuro. Lo so, voi la sapevate già questa cosa, io no. Mi sa che ero una bambina convinta come questo fosse un mondo meritocratico. Ciò non significa che non mi piacevano le cose belle, anzi, ho sempre avuto cura di me stessa, sono sempre stata un po’ narcisista come molte donne e uomini, ma non vedevo ciò come uno “strumento” per il lavoro.

belli lavorano più dei brutti

Perché nella mia mente si è fatto spazio questo interrogativo (tardivamente aggiungo)? Credo il motivo sia stato vedere come la gente sia cambiata nei miei confronti di botto in seguito a un problema di salute abbastanza grave che mi è stato riscontrato e che non per mia volontà ha cambiato, anche se per fortuna temporaneamente, parte del mio aspetto. E sì, il cambiamento c’è stato anche in ambito lavorativo. Voi direte “ma no dai è che c’è la crisi, se sei intelligente e preparata, hai studiato etc etc la continuità arriverà”. Mi dispiace, ma non è così. Sono davvero bellissime parole, ma non sono reali. Sono parole che mi dice mia mamma perché mi vuole bene e da lei le accetto. Ma so che non sono vere. L’esperienza del mondo me lo ha dimostrato.

Siete mai entrati nella Telecom o in un’agenzia pubblicitaria o nella sede di un noto editore? No? Io si e beh e da li che capisci come funziona il mondo. Anche come funzionano le famigerate risorse umane.

Allora voi direte “quindi chi è brutto può spararsi anche se ha studiato e sa fare tante cose?”. No. Non esageriamo. Allora io che ora ho un serio problema di salute mi dovrei suicidare? Non diciamo stronzate. Ho un amico che si è suicidato. Era bello, bellissimo, aveva tutto, famiglia ricca, ragazze, soldi, lavoro. Ma si è impiccato lo stesso. Non so perché lo ha fatto, ma immagino fosse in una depressione cosi forte che per la sua giovane età  e la poco esperienza con le sfumature del mondo era impossibile da sopportare. Boh. Ho saputo anche che un collega di un mio parente, un manager con un’alta posizione in azienda, una bella famiglia, bell’aspetto etc si è di punto in bianco buttato dal balcone dell’azienda in pausa pranzo. Perché? Boh. Il suicidio non centra nulla con l’aspetto fisico, sia chiaro. Io non riesco più a muovermi bene per via del problema che ho adesso e la mia pelle ha un colore orribile, vira al cenere. Questo dovrebbe essere un motivo sicuramente più valido per ammazzarsi rispetto a qualunque altro problema, no? No, non ci penso minimamente, devo guarire perché mi è stato detto che ho altissime possibilità e poi devo fare un sacco di cose. Si, una delle quali sarà dare importanza prioritaria al mio corpo, a farmi bella. A questo punto voi direte “ma come, di fronte alla malattia vai a pensare alla bellezza?” Eh Si! Il corpo, la sua funzionalità, la bellezza del suo movimento, la sua forza nello sport, le sue forme nei vestiti, una pelle splendente e sana, un sorriso luminoso ora per me avranno tanto valore. Perché come si dice, è quando perdi qualcosa che ne capisci l’importanza. E non è sempre detto che quel qualcosa sia un sentimento o una persona amata. Ora lo so. Sono diventata superficiale? Non lo so, può darsi.

Questo post è stato chiaramente scritto come sfogo/riflessione. Ma voglio inserire una vecchia intervista fatta ad un’autrice da una giornalista che, in sostanza, riassume un po’ quello che volevo dire e che forse ho perso “strada scrivendo” per via del coinvolgimento nella questione in prima persona.

http://video.ilsole24ore.com/Job/Video/News/2009/v_intervista_tagliabue.php