Archivio per ottobre, 2013

Nel giro di una settimana ho preso ben quattro treni e, nonostante non ne possa più di arrivare la mattina  o la sera in stazione e cambiarmi nei bagni, devo ammettere che mi mancavano le chiacchierate intavolate con perfetti sconosciuti, quelle tipiche dei viaggi a lunga/media percorrenza.

I treni, dopotutto, possono rivelarsi dei veri e propri confessionali, altro che Grande Fratello! Persone di tutte le età e le estrazioni sociali sono “costrette” a star rinchiuse in uno spazio più o meno ristretto per ore ed ore. Ok, ci sono i libri e le riviste da leggere, abbiamo smartphone, tablet e aggeggi tecnologici di ogni sorta con cui passare il tempo ma, dopo tre ore di fullimmersion nella tecnologia, altre due ore di letture e un’oretta di sonnellino il punto è che se non chiacchieri con un essere umano rischi di impazzire.

Il bello è che nei treni c’è davvero il mondo, inteso nella più ampia accezione del termine: puoi scambiare pareri, esperienze, disavventure, scelte, immagini, valori e quant’altro con una varietà di esseri umani non indifferente.  I treni ti arricchiscono, profondamente, non economicamente. Non guadagnerai soldi, ma storie di vita vera, che spesso valgono molto, molto più di uno stipendio.

-Viaggio di andata

L’elegante banchiere dalla carriera ormai avviata e sfolgorante ti racconta come il suo sogno fosse quello di diventare un avvocato; un sogno a cui ha rinunciato dopo aver studiato legge e fatto il praticantato, perché non c’erano stipendi reali per un piccolo laureato con tante passioni e non c’erano neanche i soldi per poter continuare a sognare pesando sulla famiglia di operai.

La vita gli ha poi offerto la possibilità e la fortuna di entrare in banca: un lavoro che lui ora ringrazia il cielo di possedere, che gli ha permesso di farsi una famiglia ma che non è e non sarà mai il lavoro dei suoi sogni. Se ne dispiace? Un po’ sì e un po’ no, “dopotutto, ogni lavoro quando diventa tale abbandonando il carattere e le aspettative del sogno si rivela  abitudinario e un po’ meno affascinante, quindi… non mi lamento”. Parliamo ore ed ore, di economia, di politica, del modello di sviluppo sbagliato – orizzontale e non più verticale – adottato dalla maggior parte delle aziende italiane e di tanto altro (12 ore in treno sono infinite :)).

Poi, lui mi dice: “Però tu, cara, hai rinunciato a tutti i tuoi sogni, non solo ad uno: hai rinunciato ai tuoi sogni professionali, hai rinunciato a quella che tu mi dici esser la tua grande passione, la danza, hai rinunciato a vivere nella città che ami, hai rinunciato ai tuoi amici, hai rinunciato totalmente al divertimento. Insomma, permettimi di farti notare come tu abbia, sostanzialmente, rinunciato a vivere, e questo, alla tua età, non va bene. Attenta a far troppi sacrifici perché rischi di rinunciare totalmente a te stessa e questa è la cosa peggiore che ti possa succedere, perché ti ritrovi in un baratro di sofferenza mortale da cui è difficile uscire”.

-Viaggio di ritorno

Il manager ti racconta della sua rara malattia agli occhi contratta all’età di 26 anni, subito dopo a laurea, delle continue visite e, finalmente, del’incontro con un grande medico del San Camillo da cui è stato operato e da cui continua a stare in cura. Parliamo di politica, di libri, di rivoluzione, di web marketing, di Bukowski, del rapporto con suo figlio, del rapporto con i suoi genitori.

Quando mi alzo perché sono arrivata a destinazione e devo scendere dal treno, lui mi tende la mano e con un sorriso mi dice “E’ stato davvero un piacere chiacchierare con te e ricorda: purtroppo, le tre parole che io e te vorremmo sentir pronunciare dai nostri genitori, non le sentiremo mai, e non è colpa di nessuno; non tua, non loro. Quindi, fai le tue scelte pensando, certo, a chi ti ha messo al mondo e a chi vuoi bene, ma falle pensando soprattutto a te: è chiaro che hai deciso di cambiare perché qualcuno o qualcosa ti ha fatto pensare di esser sbagliata, ed è chiaro come questo tuo esser quasi totalmente cambiata non ti far star bene, e non starai mai bene così perché, semplicemente, non sei tu. Te lo dico da padre e forse, chissà, un giorno da collega: ricomincia e non rinnegarti mai più”.

Il banchiere e il manager non sono due personaggi inventati per scrivere la trama di un libro o per montare la sceneggiatura di un film. Il banchiere e il manager sono due dei tanti passeggeri con cui ho avuto il piacere di chiacchierare durante i miei ultimi viaggi in treno.

Devo ringraziarli, il banchiere e il manager, perché, oltre alle interessanti discussioni sull’economia, la legge, la cultura, la vita e il mondo, mi hanno messo davanti agli occhi ciò che io da sola non ero ancora riuscita a vedere.

Mi rendo conto anche di un’altra cosa: sono mesi, oramai, che ogni qual volta io entri in contatto con dei perfetti sconosciuti, questi sembrano inviarmi dei segnali, avvisarmi quanto il percorso che sto seguendo sia sbagliato ed insano, per la mia vita, per la mia salute mentale e fisica, per la mia felicità.

E’ arrivato il momento di ritornare ad essere quella che sono sempre stata e, questa volta, se a qualcuno non piacerà non è e non sarà un problema mio.

Tra qualche settimana, con la benedizione della mia adorata mamma che soffre quanto me se non di più nel vedermi soffrire, ritorno nella Capitale, almeno per qualche mese.