Archivio per settembre, 2013

Qualche giorno fa, causa giornata orribile, ho preso la bici raggiungendo il primo posto tranquillo nel verde che mi capitava sotto mano: avevo urgente bisogno di respirare aria pura e rilassarmi.

Mi sono seduta tranquilla, a guardare il cielo e le nuvole, cercando di non pensare a nulla e di calmare quella rabbia che ogni tanto, causa litigi e stress quotidiano, si fa sentire un po’ troppo.

Ad un certo punto, una donna che passeggiava beatamente lì intorno, inizia ad osservarmi da lontano: io faccio finta di niente e continuo a concentrarmi sulle nuvole e sull’aria che entra ed esce dai miei polmoni. Dopotutto, per qual motivo avrebbe dovuto importarmi la ragione per cui lei continuasse a fissarmi in maniera così ossessiva dato che la sottoscritta era lì proprio al fine di allontanare, almeno per un po’, ogni tipo di qualsivoglia pensiero/ragionamento dalla propria mente?

Finché lei, tempo qualche minuto, si avvicina con un sorriso smagliante presentandosi: era lì per rilassarsi e lo faceva coltivando la sua più grande passione, la fotografia. Mi chiede se poteva farmi delle foto perché, a parer suo, avevo un viso molto fotogenico e, in quel momento, le sarebbe piaciuto immortalare nell’obiettivo… la mia espressione di profonda tristezza :|!!

Immaginate la mia reazione: bè si ok ero triste, ma appurare come dall’esterno, semplicemente osservandomi in viso, si leggesse questo stato d’animo, mi ha un po’, come dire, sorpresa. Forse è vero che i fotografi possiedono un’empatia maggiore di altri, e le chiacchiere successive me lo hanno confermato.

Abbiamo, difatti, iniziato a parlare del più e del meno e lei mi ha raccontato – di sua spontanea volontà –  la storia della sua vita: aveva quarant’anni (ma li portava davvero benissimo!), lavorava presso un ufficio commerciale privato in un paese lì vicino; si era laureata all’università di Padova e aveva lavorato per tanto tempo a Milano, ben pagata, dice lei, ma, nonostante tutto… infelice.

Parole sue: gli orari erano infernali, guadagnava, in sostanza, per pagare l’affitto dato che il tempo per fare altro proprio non lo aveva e questo, unitamente al fatto di non essere del posto, non le aveva reso le cose facili anche per ciò che riguardava la costruzione di una sana vita sociale.

A poco a poco,  quella tristezza divenne talmente insopportabile da prendere il sopravvento sulla ragione portandola alla scelta decisiva della sua vita: mollare l’aspirazione della carriera assoluta. Così, non senza titubanze mosse in primis dalla consapevolezza che tornare dai suoi dopo aver vissuto in lungo e in largo la faceva sentire un po’ come un granchio, decise comunque di preferire l’equilibrio e la passione al sacrificio totale di se stessa.

Annarita, è questo il suo nome, ora vive lavorando nel campo in cui ha studiato, ma lo fa per otto ore al giorno e trova il tempo per coltivare i suoi hobby, la fotografia e la corsa, e vedere i suoi amici. E’ serena e pur non potendo sapere come sarebbero andate le cose nel caso in cui avesse agito in passato diversamente, se oggi avesse la possibilità di tornare indietro lei – dice – rifarebbe ugualmente la medesima scelta.

Prima di salutarci scambiandoci le mail mi ha fatto promettere – sempre con quel suo smagliante sorriso- di iniziare a scegliere più seguendo l’istinto che la ragione, perché – a parer suo – sono molto giovane e se è naturale che le brutte giornate capitino a tutti, non è altrettanto sano che queste diventino la norma, perché abbiamo una vita sola e il nostro sorriso dipende da noi e dalle scelte che facciamo mossi dal nostro sentire piuttosto che dalla nostra razionalità.

Bene: il mio istinto, al momento, mi dice solo tre cose: voglio specializzarmi in SEO e Web Analysis, voglio ricominciare a danzare e voglio, un giorno, poter ritornare nella città che amo, ROMA.

“La tua verità mi assicura che niente fu menzogna. E fino a quando ti potrò sentire, sarai per me, dolore, la prova di un’altra vita in cui non mi dolevi.” Wow. So True!

....HUSHABYE silenzioso addio ......Blog di Marcello

Non voglio che ti allontani, dolore, ultima forma di amare.........marcello

Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.

In quella realtà
sommersa che nega sé stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.

La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.

La voz a ti debida. Pedro Salinas, Madrid 1891 – Boston 1951

I do not want you leave,
pain, ultimate form

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