E’ proprio vero: quando una notizia, di qualunque tipo essa sia, tocca questioni che ti riguardano in prima persona, allora è inevitabile emozionarsi, anche un po’ troppo. Ma, alla fine, dove sta scritto che ci debba essere un filtro razionale e/o limite causale all’intensità delle nostre emozioni?

Oggi, immediatamente dopo aver letto un articolo online, mi sono ritrovata a urlare – letteralmente – “oolè”! Neanche avessi vinto alla lotteria :).

Qual è stata la lieta novella che mi ha fatto fare i salti di gioia (almeno metaforicamente, dato che rimango pur sempre ancora gessata ;))? Ebbene, è presto detto: un nuovo straordinario traguardo scientifico è stato appena raggiunto dai ricercatori dell’Università di Princeton: la realizzazione di un orecchio “bionico” capace di percepire, rispetto ad un normale orecchio umano, delle frequenze radio un milione di volte più alte. Organicamente, questo super-orecchio nasce da un processo di combinazione tra celle e nanoparticelle, reso possibile grazie ad una specifica strumentazione 3D.

(fonte: Nano Letters)

(fonte: Nano Letters)

Quest’orecchio “plasticoso” è reso sensibile grazie all’applicazione di una spirale con cartilagine. La novità di tutta la scoperta è racchiusa proprio in quest’antenna “spiraleggiante”: se, infatti, un orecchio umano normalmente capta in modo diretto solo i segnali acustici per poi trasformarli in segnali elettrici e inviarli al nostro cervello; tale orecchio bionico, invece, grazie alle sua spirale, riesce a percepire immediatamente i segnali elettrici, con conseguente amplificazione della facoltà percettiva in termine di altezza delle onde magnetiche.

Qui di seguito il video che mostra la percezione amplificata delle orecchie bioniche “impegnate” nell’ascolto di Beethoven:

Gli scienziati di Princeton spiegano come questo super-organo non sia stato pensato per sopperire alle mancanze uditive dei sordi o di chi è affetto da varie problematiche acustiche, ma “l’idea era: possiamo noi prendere dei normali esseri umani in salute e dar loro quei super poteri che normalmente non vorrebbero avere?” Già, dopotutto, chi vorrebbe possedere “il dono di sentire oltre misura?!” 😉

A questo punto, vi starete chiedendo per quale diavolo motivo tale applicazione scientifica mi affascini ed emozioni così tanto. Bè… una ragione c’è. Io sono nata anacustica dall’orecchio destro e iperacustica dall’orecchio sinistro. E’ un handicap, me ne rendo conto, anche se nel corso degli anni ho imparato a conviverci, se non addirittura ad apprezzare suoni e rumori come fossero le più indescrivibili magie che la vita ci regala quotidianamente.

Forse, questa personale attribuzione d’importanza a tutte le onde sonore indistintamente, è solo una conseguenza di ciò che molti chiamano adattamento: quando non si possiede – o si possiede poco – un qualcosa, lo si desidera e apprezza maggiormente rispetto a coloro i quali quel qualcosa lo possiedono in abbondanza e lo danno – naturalmente ed inevitabilmente – per scontato.

Ammetto che alcune volte è stato, ed è ancora, difficile adattarsi a tale poco controllabile condizione: quando, per esempio, mi trovo in un luogo in cui è presente troppo rumore “di sottofondo“, riuscire a mantenere la concentrazione su ciò che sta dicendo il mio interlocutore, sto scrivendo oppure leggendo, è… come definirlo… uno sforzo mentale non da poco, soprattutto per via dei rumori ambientali (voci, suoni, etc.) che spesso hanno la meglio sulla percezione, confondendomi e distraendomi dal’attività principale che sto svolgendo.

Paradossalmente, però, anche la condizione opposta – il silenzio totale – nel mio caso non semplifica affatto il processo di percezione  -o non percezione – uditiva.

Provo a spiegarmi: prendiamo una biblioteca, il luogo per eccellenza dominato dal silenzio. Ebbene, per la sottoscritta riuscire a percepire solo il silenzio è impossibile. Meno voci umane ci sono in un luogo comunque affollato e dunque in quanto tale attivo, maggiori saranno “i rumori ovattati d’ambiente” che il mio unico orecchio tenderà a percepire: musiche provenienti dalle cuffie delle persone; il suono delle  penne a contatto con la carta nell’atto della scrittura; i battiti sulla tastiera dei portatili; le pagine dei libri che, sfogliate, frusciano neanche stessero mormorando tra loro segreti inconfessabili; sedie che si muovono cigolando; risate sommesse; sospiri e respiri raffreddati, allergici o stufati; passi che tonfano dal piano di sopra; il vento e gli uccellini dalle finestre aperte che se la spassano alla grande; le criptiche stampanti della sala copie, etc. L’elenco per quel che mi riguarda potrebbe continuare all’infinito, senza contare che la biblioteca è solo un esempio, vi lascio immaginare suoni, immagini e colori che mi attraversano la testa amplificate in ogni luogo, da ogni dove :).

Tuttavia, ammetto che non si vive poi così male: studio, esco, lavoro, ballo, vado anche in discoteca ed ai concerti, ma devo fare attenzione, e, di tanto in tanto, regalare una pausa (tappi of course 😉 ) al mio mega orecchio. Oltretutto, se non sono io a far presente in prima persona questa mia “particolarità”, è davvero difficile che la si noti :). Però se passeggiate accanto a me e vi posizionate alla mia destra, vi taglio puntualmente la strada e cambio lato, per riuscire a sentirvi meglio.

Insomma: ho l’orecchio destro totalmente sordo e il sinistro che, almeno da quanto dicono i medici, per compensare alla mancanza dell’altro si è sviluppato e adattato: il cervello sente che deve poter percepire il più possibile da quel lato. Un orecchio, quindi, simil “bionico”!

Non si tratta, nel mio caso, di un malfunzionamento fisiologico: entrambi i miei apparati uditivi sono fisicamente normali, nessun trauma fisiologico spesso presente in molti casi di sordità. Come dimostra la ricerca sopra accennata, infatti, l’atto del sentire avviene, sì, attraverso l’organo uditivo, ma soprattutto grazie al brillante – concedetemelo 🙂 – risultato di un complesso processo di rielaborazione degli stimoli acustici in stimoli elettrici da parte del nostro cervello.

In sostanza: “se vede che al mio orecchio destro nun je vanno a genio gli stimoli acustici e che quello sinistro si è abituato ormai a percepire di tanto in tanto anche e direttamente gli stimoli elettrici ” :).

Bene, ora basta parlare delle mie orecchie, manco fossi Dumbo! 😀

Comunque, se volete saperne di più sulla ricerca degli scienziati di Princeton, potrete reperire maggiori informazioni a questo link.

Mi permetto, però, dal basso della mia posizione, di dare un consiglio a tutta l’umanità: ascoltate musica; ascoltate le tonalità delle voci che le persone usano parlandovi; apprezzate il rumore del vento e del mare e… perché no, anche quello delle pietre sotto le scarpe, della stampante attiva e canterina, del bacio tra amanti e… chi più ne ha ne metta :). Però, ASCOLTATE DAVVERO!

Il “sentire” non è un’azione così scontata e banale come la maggior parte delle persone è abituata a pensare. Il sentire, ascoltando attivamente, con il cervello, con il sistema limbico, è una facoltà preziosa. Dopotutto, per quale ragione utilizziamo le due medesime terminologie (sentire e ascoltare) per indicare tanto l’atto sensoriale, quanto la percezione delle nostre emozioni? Sentirsi bene. Sentirsi male. Ascoltare una canzone. Ascoltare le ragioni di. Ascoltare il proprio cuore. (continuate :)) …. Ci deve essere un perché, no? 🙂

Chiudo, postando una delle mie canzoni preferite, Second Love dei Pain of Salvation. Buon ascolto e buon week end!

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